Maleficent e i Paesi Arabi

maleficent2-768x300

Nel Kebra Nagast (La gloria dei re), il libro sacro dell’Etiopia del 14° secolo, si narra che dall’incontro tra Salomone e la Regina di Saba nacque Menyelek (o Menelik) il primo re di questa terra governata soltanto da regine, da cui sarebbero discesi gli imperatori che regnarono in Etiopia.
Secondo la tradizione etiope l’ultimo imperatore è Ras Tafari Makonnen, il Negus, l’ultimo re dei re incoronato nel 1930 col nuovo nome di Hailé Selassié I, duecentoventicinquesimo discendente della dinastia Salomonica, attraverso la linea di David, appartenente alla Tribù di Giuda. Per questa ragione il Re Salomone è tenuto in particolare considerazione anche dai credenti della livity (filosofia di vita) Rastafari.

Hailé Selassié fu protagonista di un processo volto a far uscire gradualmente il suo paese dalla dimensione “medioevale” verso una modernizzazione, che culmina con l’ingresso dell’Etiopia nella Società delle Nazioni.
Perse il trono nel 1936 in seguito all’aggressione del regime fascista nel periodo di colonialismo italiano, durante il quale furono attuate repressioni e fucilazioni di massa, oltre all’uso dei gas asfissianti, decimando la popolazione e lasciando miseria e malattie. Selassié tornò sul trono nel 1941 a seguito della sconfitta delle truppe italiane in Africa Orientale, una realtà che fu sentita così tanto umiliante da rendere difficile il Trattato di pace e la restituzione dei beni e delle opere d’arte trafugati.
Selassié dovrà attendere fino al 1970 per essere invitato in Italia ospite del Presidente Giuseppe Saragat.

Haile Selassie I ebbe il pregio di essere una guida politica e spirituale dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OAU) a livello internazionale, fondata nel 1963 al fine di accomunare le nazioni d’Africa. All’interno di essa nel 1999 a Sirte in Libia, fu decisa la nascita di una nuova organizzazione: l’Unione africana.

L’UNIONE AFRICANA

È un’organizzazione internazionale che comprende tutti gli Stati africani ad eccezione del Marocco, con sede ad Addis Abeba in Etiopia. Una necessaria evoluzione alla quale si giunse attraverso un processo di sviluppo di cui fu promotore il leader libico Muammar Gheddafi, anche con cospicui capitali.

Fu istituita nel 2002 con il vertice di Durban in Sudafrica, al quale presenziava tra gli altri il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan,  e si pone come precisi obiettivi: il rispetto dei principi democratici, dei diritti umani, delle regole della legge e del governo. Si pone come Unione capace di intervenire nei conflitti interni agli stati in situazioni quali genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità;  di promuove la pace, sicurezza e stabilità nel continente, la partecipazione popolare e il buon governo, ma anche lo sviluppo sostenibile e le condizioni necessarie per permettere all’Africa di ottenere il ruolo che le spetta nell’economia globale e nelle negoziazioni internazionali.

Sempre dal 2002 all’Unione africana è stato riconosciuto lo status di osservatore dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Del regno di Saba (o Sheba) si sa molto poco, nelle sacre scritture si fa riferimento all’Etiopia, anche se appare meglio collocabile nell’Arabia meridionale, nota ai romani con il termine latino Arabia felix. Secondo la geografia romana infatti, l’Arabia antica era divisa in tre regioni:
l’Arabia felix che comprendeva le regioni più meridionali corrispondenti allo Yemen e all’Oman dell’attuale Penisola arabica,
l’Arabia deserta abitata da popolazioni nomadi erano le regione desertiche intermedie,
l’Arabia Petrea più a nord, una provincia di frontiera dell’Impero romano il cui nome deriva dalla città di Petra.
L’Arabia Felix, nota per l’abbondanza di preziosi aromata, primo fra tutti l’incenso – che rendeva più che plausibile l’aggettivo “felix” – portò un notevole sviluppo grazie al commercio che prese vita sull’antica via dell’incenso.

PAVAN-A2_incenso5La via dell’incenso era una tratta carovaniera che attraversava tutta la Penisola Arabica conosciuta già al tempo dell’impero romano. L’antica Roma era grande consumatrice di spezie orientali, tra queste un posto privilegiato spettava all’incenso ricavato da una pianta (la Boswellia sacra) che nasceva lungo le coste degli attuali Oman e Yemen. Con l’incenso viaggiavano altre preziose spezie ed essenze, oltre al sale da cucina usato per la conservazione dei cibi. Una via importantissima anche per il trasporto di spezie proventi dall’India e dall’Indonesia che sbarcavano nei porti delle coste meridionali, che andò in disuso solo quando furono aperte le nuove rotte marittime che circumnavigavano l’Africa. 

Estratto da La via dell’incenso di Aldo Pavan, un volume fotografico e di reportage pubblicato dalla casa editrice De Agostini

Il Regno di Saba fu  molto florido, noto per le imponenti opere di regolazione idrica e di irrigazione, per il commercio con i paesi vicini di aromi, preziosi e spezie, resine come incenso e mirra, che venivano venduti nei paesi del Mediterraneo e dell’India. Poichè Salomone controllava le vie di comunicazione, che per i sabei erano di vitale importanza per i loro commerci, si presume che interesse della regina fosse anche quello di assicurarsene l’accessibilità.

Così Petra che si trova nel Wadi Araba, la grande valle di origine fluviale che segna l’attuale confine fra la Giordania, di cui fa parte, a est e lo Stato d’Israele a ovest, conobbe un notevole sviluppo e prosperità per la disponibilità di acqua. Le sorgenti erano rare essendo questa una regione semidesertica, così i Nabatei, un popolo di commercianti insediatosi nella zona, pensarono bene di utilizzare l’acqua piovana. Ancor oggi sono visibili impianti destinati a raccogliere e a distribuire l’acqua superando i forti dislivelli del terreno, in particolare sbarramenti e cisterne a cielo aperto. Furono scavate gallerie sotterranee nella roccia e intonacate con gesso impermeabile in cui scorrevano le acque, e una rete idrica in leggera pendenza fatta di tubi di terracotta o di ceramica, alimentava l’acquedotto.
Per la sua posizione all’incrocio di varie vie carovaniere che collegavano l’Egitto alla Siria e l’Arabia meridionale al Mediterraneo, divenne un importante punto di sosta; acqua, ospitalità e diritti di dogana fornivano ai Nabatei forti guadagni.
260px-Petra_Jordan_BW_36Petra in seguito alla decadenza dei commerci e a catastrofi naturali fu abbandonata e in un certo senso dimenticata, fino a quando fu rivelata al mondo occidentale nel 1812 dall’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt. Un complesso archeologico che consta più di 800 monumenti, numerose facciate intagliate nella roccia riferibili per la massima parte a sepolcri, la città antica che si estende su una vasta area che dal 1993 è  parco nazionale archeologico, dove tutt’ora sono in corso importanti scavi.
Petra è un monumento unico, che è stato dichiarato nel 1985 Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e dal 2007 è stata dichiarata una delle cosidette Sette meraviglie del mondo moderno.

LA PENISOLA ARABICA

Penisola_arabicaLa Penisola arabica, la cui storia risale a 5000 anni fà, fu abitata da diverse popolazioni contemporanee agli Assiri e all’Antico Egitto. È bagnata da tre mari: il Mar Rosso, l’Oceano Indiano e il Golfo Persico, confina a nord con le steppe mesopotamiche ed è unita al continente africano. È considerata, specialmente le regioni meridionali yemenite, una delle quindici aree del pianeta in cui si è organizzata la società umana ed è per questo motivo che la zona è definita “culla dell’umanità“.

L’Arabia Saudita occupa gran parte della Penisola arabica ed è luogo di nascita dell’Islam.  L’emergere della religione islamica nel 650 e la conseguente crescita dell’importanza delle città di Medina e La Mecca diedero ai governatori di questi luoghi un ruolo di primaria importanza nella vita politica e sociale della penisola.

La Mecca sorge al centro di sette colli, fu un importante centro di scambi commerciali e luogo di nascita di Muhammad (Maometto), il profeta che ricevette da Dio la rivelazione di cui è testimonianza il Corano, città che fu costretto a lasciare, insieme ai suoi seguaci, essendo diventato oggetto di persecuzione poichè predicava contro la decadenza e l’idolatria degli abitanti.  Questa migrazione (Egira) avvenuta nel 622, divenne poi la data di inizio del calendario islamico.
Per i musulmani è la città santa, prima ancora di Medina e Gerusalemme e vi si trova la più grande moschea del mondo, il Masjid al-Haram.

La Medina sorge in un’oasi e fu a lungo abitata da tribù ebraiche e arabe, un’eterogeneità etnica e religiosa che portava a crescenti tensioni. Maometto vi giunse insieme ai suoi seguaci, vi trovò rifugio e protezione essendo apprezzato in quanto persona calma e riflessiva, capace di saper mediare le dispute fra le componenti etniche e tribali.
Vi costituì la prima comunità musulmana (Umma) coinvolgendo anche i membri delle tribù locali e gli israeliti. Dopo parecchi anni, il Profeta e i suoi seguaci poterono far ritorno alla Mecca, dove perdonarono i loro nemici e posero le basi dell’Islam. Prima che il Profeta morisse gran parte dell’Arabia era musulmana con un’organizzazione politica più avanzata rispetto a quella tribale, e già a un secolo dalla sua morte, l’Islam si era diffuso in Spagna e in Estremo Oriente. Per questo Medina è la seconda città santa dell’Islam dove si trova la tomba del Profeta.

Alla morte di Maometto, ultimo profeta dell’Islam, nacquero dei contrasti sulla successione, di chi dovesse essere alla guida della comunità musulmana; si verificò una prima scissione in tre grandi correnti principali: i sunniti, gli sciiti e gli scismatici.

L’Arabia Saudita come entità statale nacque con la dinastia Saudita Āl Saʿūd, la quale contese più volte il territorio e il potere sulla penisola, all’Egitto, ad altre famiglie arabe e all’Impero ottomano.
Nel corso della Prima guerra mondiale lo Sharif di Mecca al-Husayn ibn ʿAlī avviò la Rivolta Araba dopo la promessa che gli Alleati (Gran Bretagna, Francia e Impero russo) avrebbero procurato agli arabi la completa indipendenza dal giogo turco-ottomano, qualora avessero combattuto contro Istanbul. Gli Ottomani a loro volta si allearono con gli Imperi Centrali (Germania, Austria-Ungheria e Regno di Bulgaria).
Per coordinare la collaborazione con gli arabi, Il governo britannico incaricò il giovane ufficiale T.E. Lawrence, noto come Lawrence d’Arabia, che  fissò la sua base operativa nel deserto di Wadi Rum in Giordania.

peter-otoole-lawrence-darabia-Lawrence d’Arabia è il film kolossal del 1962 diretto da David Lean e interpretato da un trio indimenticabile: Peter O’Toole, Omar Sharif e Anthony Quinn.

Lawrence è dotato di grandi qualità umane e di profonda interiorità, ottimo esperto di architettura rimane colpito dal fascino della cultura e dalla civiltà araba. Diventa ben presto una figura altamente carismatica, tanto da unire saldamente le tribù arabe, superando gli attriti tribali, nel combattere tenacemente per la propria indipendenza.
Ma solo successivamente apprende che il governo britannico e quello francese in realtà hanno stipulato un accordo per spartirsi l’impero ottomano, una volta sconfitti i turchi, e l’Arabia Saudita diventerà un protettorato britannico…

Il film fu vincitore di sette Premi Oscar, tra i quali uno per la colonna sonora di eseguita dalla London Philharmonic Orchestra. Nel 1989 Steven Spielberg e Martin Scorsese collaborarono con il regista David Lean al restauro della pellicola.

Il grande successo del film si deve principalmente alla sua altissima spettacolarità, al fascino del deserto, che è forse il vero protagonista, mirabilmente reso da Lean, al continuo succedersi di immagini suggestive e scenari mozzafiato, con le sontuose musiche di Maurice Jarre (premio Oscar per la celeberrima colonna sonora) a dare un respiro ancora più grandioso ed epico alle immagini e alle vicende. Il film cattura ancora oggi per le gesta epiche, la coraggiosa impresa dell’ufficiale inglese, per la sua sfida all’impossibile, per il conflitto fra la sua visione ideale del mondo e persino della guerra e l’inevitabile incombere delle ragioni di stato che vanificano i successi del protagonista e lo costringono a farsi da parte. Curioso è il fatto che il film sia – sostanzialmente – privo di qualsiasi presenza femminile. Non venne scritturata nemmeno una donna nel cast del film.

 

 

Nel 1932 viene fondato il Regno di Arabia Saudita da ʿAbd al-ʿAzīz b. Saʿūd (noto come Ibn Saʿūd), governato sin dalla sua nascita da una monarchia assoluta e dalle linee guida islamiche. La religione ufficiale dell’Arabia Saudita è infatti l’Islam sunnita, una forma estremamente rigida definita Wahhabismo.

Il Wahhabismo è una forma estremamente rigida di Islam Sunnita che dà un’interpretazione letteralista del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l’Islam secondo le modalità indicate dalla sharī‘a, siano pagani e nemici dell’Islam; pur essendo minoritario, il Wahhabismo differisce o addirittura si contrappone alla maggior parte delle altre dottrine islamiche, considerando non veri credenti gli sciiti e i sufi. Tale rigidità ha portato a un’interpretazione erronea e distorta dell’Islam, dalla loro linea di pensiero sono scaturiti personaggi come Osama bin Laden e i Ṭālebān. L’esplosiva crescita del Wahhabismo ha avuto inizio negli anni settanta del XX secolo, con l’insorgere di scuole (madrasa) e moschee wahhabite in tutto il mondo islamico da Islamabad (Pakistan) a Culver City (California).

In Arabia Saudita poiché solo i musulmani possono ottenere la cittadinanza saudita, la quasi totalità dei cittadini è musulmana. Accanto alla maggioranza sunnita, vi è poi una consistente minoranza sciita, concentrata nella parte orientale del Paese, sulla costa del Golfo Persico.


LA SHARI’A

La shari’a, le cui fonti sono il Corano e la Sunna (gli Haddith del Profeta), comprende in sé e abbraccia tutta la vita religiosa, politica, sociale e individuale dei musulmani, regolando i rapporti verticali con Allah e quelli orizzontali della comunità.

In alcuni stati a maggioranza musulmana la sharī‘a viene interpretata alla lettera e applicata come un insieme di norme che costituiscono l’ordinamento giuridico musulmano, per cui la Legge Coranica è una disciplina imposta dallo Stato.

Mentre per l’Islam delle origini e per molti studiosi attuali (tra i quali Tariq Ramadan) la sharī‘a va interpretata come un codice di comportamento etico, un insieme di principi, una guida morale per vivere in modo autentico l’essere musulmano, pertanto non può essere imposto in modo coercitivo.
Dalla Parola del profeta:

“Dio non ha pietà per coloro che non hanno pietà per gli altri”

“Nessuno di voi è un vero credente finché non desideri per i suoi fratelli ciò che desidera per sé”

“Colui che mangia a sazietà mentre il suo vicino è senza cibo non è un credente”

“Potente non è colui che getta a terra l’avversario, bensì è potente colui che controlla se stesso in un attacco di ira“

“Dio non giudica basandosi sulle vostre apparenze o sul vostro fisico, ma scandaglia il vostro cuore e osserva il vostro operato“


Il rinvenimento di giganteschi giacimenti di petrolio fin dal 1938, determina per il regno dell’Arabia Saudita un ruolo sempre più influente a livello internazionale e nei mercati finanziari, grazie ai vertiginosi introiti (i cosidetti petrodollari) derivanti dalle vendite di greggio all’estero.
All’Arabia Saudita si aggiunsero gli altri stati peninsulari produttori di petrolio, dal Kuwait al Qatar, dal Bahrein agli Emirati Arabi Uniti, dallo Yemen al più recente Sultanato dell’ʿOman.

Alla morte di Salomone (931 a.C.) si creò una disputa tra le dodici tribù di Israele che si separarono, dando origine a due regni che furono in continuo conflitto  tra di loro:
il Regno di Giuda a sud, con le tribù di Giuda e Beniamino fedeli alla stirpe di David, di cui fu re Roboamo, figlio e successore di Salomone;
il Regno di Israele a nord, con le altre dieci tribù, di cui fu re Geroboamo, appartenente alla tribù di Efraim, alla quale si susseguirono sempre diverse dinastie fino alla conquista assira.

Nel 538 a.C. Ciro il Grande, re di Persia conquistò Babilonia ed emise un editto che consentiva agli Ebrei di fare ritorno in Israele e di ricostruire il tempio di Gerusalemme. In questo modo l’intero Medio Oriente e la regione fenicio-palestinese, entrarono a far parte dell’immenso Impero Persiano, che il sovrano seppe mantenne integro attraverso una politica avveduta, fondata nel conferire libertà ai popoli sottomessi e nel rispetto delle loro usanze.

Il regno di Giuda quindi subì l’invasione degli Egiziani guidati dal faraone Shishak, che giunse con le sue truppe fino a Gerusalemme, ove si appropriò del tesoro del Tempio e di quello della reggia di Roboamo.

Nel 331 a.C. Gerusalemme venne occupata da Alessandro Magno, uno dei più celebri conquistatori della storia, dotato di coraggio e valore, abile stratega a cui viene riconosciuta una notevole intelligenza militare e diplomatica.

Alessandro_Magno_Lisippo“La bellezza del suo viso – i lineamenti delicati incorniciati dalle folte ciocche di capelli – ci è stata tramandata dallo scultore Lisippo. Le sue imprese le ha raccontate la Storia: un impero sconfinato dal Danubio all’Indo, difficile da immaginare, impossibile da credere. Ma chi era davvero Alessandro, il giovane re macedone che nel IV secolo a.C. concepì il disegno della conquista del mondo intero, per poi morire come Cristo, all’età di trentatre anni? Un uomo che fu considerato un dio, dai sogni ardenti, dalle passioni violente che lo consumarono fino a distruggerlo.”

dal libro Alèxandros – Il figlio del sogno di Valerio Massimo Manfredi (1998)

(Nella foto: Lisippo, Ritratto di Alessandro Magno)

In soli dodici anni Alessandro Magno conquistò l’intero Impero persiano, dall’Asia Minore all’Egitto fino agli attuali Pakistan, Afghanistan e India settentrionale, fino ai confini della Cina.
Egli diffuse in modo duraturo il pensiero e la cultura greca, ma dopo la sua morte l’Impero Macedone fu suddiviso tra i generali che lo avevano accompagnato nelle sue spedizioni e si costituirono i regni ellenistici, tra cui quello tolemaico in Egitto, quello degli Antigonidi in Macedonia e quello dei Seleucidi in Siria, Asia Minore e negli altri territori orientali.

MesopotamiaLa Mesopotamia è una regione del Vicino Oriente, parte della cosiddetta Mezzaluna Fertile, il cui nome stesso (dal greco μέσος centrale, che sta in mezzo, e ποταμός fiume) la indica come una terra che sta tra due fiumi: il Tigri e l’Eufrate (clicca sull’immagine per ingrandire).
La regione fu abitata fin da tempi remotissimi e qui si svilupparono importanti civiltà antiche a cui si devono importanti scoperte e invenzioni: come i Sumeri che furono tra i primi a inventare la scrittura, i Babilonesi che hanno ideato uno dei primi codici di leggi della storia, il Codice di Hammurabi, e gli Assiri che hanno fondato un vasto impero. Inoltre, essendo il Tigre e l’Eufrate due fiumi soggetti ad una portata variabile e a improvvise e disastrose inondazioni, la loro imprevedibilità fu un importante stimolo per la costruzione di opere di irrigazione e di regolazione delle acque.
Nel 500 a.C. circa la Mesopotamia venne conquistata dall’Impero persiano e nei secoli si trovò a far parte di vasti domini, come quello seleucide, sasanide, arabo e ottomano. Attualmente essa comprende l’Iraq che nel 656 venne conquistato dagli arabi che vi introdussero l’Islam, e parte della Siria, della Turchia dell’Iran.

Sorprendentemente la conoscenza delle grandi culture della Mesopotamia è storia relativamente recente. All’inizio del XVIII un rinnovato interesse per questa terra vi fu in seguito alla spedizione francese in Egitto guidata da Napoleone Bonaparte (1798), che incentivò lo studio e la ricerca storici e archeologici, e alla traduzione della raccolta favolistica araba de Le Mille e una notte (Alf lailah wa lailah).

Le novelle inizialmente tramandate oralmente, furono trascritte attorno al X secolo, vi si riconoscono elementi arabi, egiziani, persiani e persino indiani, anche se si ricorda l’indubbio debito contratto con l’opera persiana intitolata Hazār-afsāna (هزارافسانه, che significa “I mille racconti”). Si ritiene che nel 1500 il manoscritto fosse già esistente, tradotto e diffuso in occidente, in particolare nel settecento con la traduzione di Antoine Galland, che apportò aggiunte e adattamenti personali. Innumerevoli traduzioni sono state fatte nel tempo, dando diverse interpretazioni, l’erotismo dei testi in alcuni casi è stato censurato, in altre versioni arricchito di note e appendici.

sultan_pardons_scheherazadeShahrazād è la protagonista della storia che fa da cornice, contenendo tutte le altre favole, in cui si racconta che il re Shāhrīyār, sultano della Persia e dell’India in seguito al tradimento di una delle sue mogli si persuade dall’idea che tutte le donne siano perfide. Dopo averla mandata a morte, decide di passare ogni notte con una fanciulla dei suoi sudditi, per poi farla giustiziare l’indomani. Ma il Gran Vizir, incaricato di fornirgli la vittima non trova più altri che la sua stessa figliuola, la bella e saggia Shahrazād, la quale con l’aiuto della sorella minore Dinarzād escogita uno stratagemma. Le viene permesso ogni sera di raccontare al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo, ma naturalmente la storia non finisce perchè una nuova storia si inserisce in quella precedente come anelli di una lunga collana, o si incastra l’una nell’altra come in un sistema di scatole cinesi. E così per mille e una notte, alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita.

L’immagine deformata, a volte fantastica, che dell’Oriente ci offrono le novelle de Le Mille e una notte è quella attraverso cui l’Occidente stesso ha più conosciuto e talvolta conosce tuttora il mondo orientale musulmano. Così mentre per il mondo arabo Shahrazàd è il simbolo della forza dell’intelligenza, del fascino della parola, del potere di seduzione, abile artefice della propria salvezza e di quella delle altre donne, nel mondo occidentale viene immaginata secondo il modello dell’odalisca sensuale e passiva che si sacrifica, molto gettonata nella letteratura europea, nelle gallerie d’arte, nei palcoscenici, nei balletti.

In Italia una traduzione assai accurata è stata approntata dal grande arabista Francesco Gabrieli per la casa editrice torinese Einaudi, condotta sui manoscritti arabi avvalendosi di traduttori autorevoli e competenti in lingua e letteratura araba.

L’espediente del racconto nel racconto de Le mille e una notte, da alcuni viene paragonato a quello del teatro nel teatro che giunge attraverso Shakespeare fino a Pirandello. Un tipo di narrazione introdotto in Europa nel 1300 da Giovanni Boccaccio, dove la narrazione “interna” serve in molti casi a chiarire le posizioni dei protagonisti nel suo Decamerone.

p_p_pasoliniAlcune novelle della raccolta e la struttura a incastro costituiscono lo sviluppo narrativo del  film Il fiore delle Mille e una notte girato dal poeta, regista e sceneggiatore Pier Paolo Pasolini, uscito nel 1974.
È il terzo e conclusivo capitolo della cosiddetta “Trilogia della vita” dopo Il Decameron (1971) e I racconti di Canterbury (1972) con cui Pasolini, giornalista e narratore di storie, vuol celebrare l’esaltazione della vita e dell’essere umano.
L’idea nacque già nella fine degli anni sessanta, dato che in Italia la borghesia condannava  il sesso e gli atti osceni, finendo quasi per sprofondare di nuovo nell’ottica che vi era nel Medioevo.

Numerosi viaggi furono intrapresi durante il XIX secolo per studiare le grandi civiltà mesopotamiche, dagli scavi emersero numerosi reperti archeologici, ma subirono un arresto nel XX secolo con la Seconda Guerra mondiale e successivamente con le due Guerre del Golfo, durante l’ultima delle quali si verificò uno spietato saccheggio dei siti da parte dei tombaroli, pur restando un’immensa quantità di reperti non ancora catalogati che riguardano l’assiriologia.

W _filmNel film  W. diretto da Oliver Stone e interpretato da Josh Brolin nel 2008, vengono ricostruite le dinamiche e il dibattito interno all’amministrazione statunitense, che hanno portato a decidere di realizzare la Seconda Guerra del Golfo durante la Presidenza di George W. Bush junior. Il film alternando episodi del passato, delinea un profilo del futuro presidente e il suo modo di approcciarsi nei confronti della vita, delle persone e in particolare del padre George H. W. Bush senior, che fu presidente durante la Prima Guerra del Golfo. Inoltre mette in rilievo il meccanismo psicologico con cui Bush junior arriva alle sue decisioni politiche e a fare i conti con le manipolazioni, verso cui il padre a suo tempo, lo aveva messo in guardia.

Ciò che emerge dal film è l’importanza riconosciuta all’Eurasia, termine con cui per convenzione si definisce, in linea generale, la zona geografica comprendente l’Europa e l’Asia, che in realtà sono una unica massa continentale. Non c’è una netta separazione geologica e geografica tra i due continenti: ancora oggi non esiste un confine tra Europa e Asia universalmente riconosciuto.

L’80% delle riserve di energie mondiali si trovano in Eurasia, è lì che in sostanza è concentrato il tesoro del pianeta: petrolio, gas e acqua. Noi abbiamo basi in più di 120 paesi in tutto il mondo, aggiungendo l’Iraq che succede? Conquistiamo il luogo dove ha avuto origine la civiltà, il Tigri e l’Eufrate, la fertile mezzaluna.

Loro restano, ma gestiamo noi. Tra oleodotti e petroliere ne avremo da finanziare la ricostruzione.

w_il_film

La Seconda guerra del Golfo (2003-2011) fu un conflitto bellico che iniziò con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti, nonostante l’opposizione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La guerra durò ben 8 anni, e si concluse col passaggio definitivo di tutti i poteri alle autorità irachene da parte dell’esercito americano.
L’obiettivo principale era la deposizione di Saddam Hussein, sospettato di essere in possesso di armi di distruzione di massa e di appoggiare il terrorismo islamico (sospetti che si riveleranno infondati)  e di opprimere i cittadini iracheni con una dittatura sanguinaria.
Dopo l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001, Bush aveva dato il via alla cosiddetta guerra al terrorismo, enunciando poi la sua dottrina della guerra preventiva: gli USA non avrebbero atteso gli attacchi nemici, ma avrebbero usato la propria potenza militare per prevenirli. Degli attentati fu poi accusato il gruppo terrorista al-Qāʿida, capeggiato dal saudita Osāma bin Lāden, la cui base era in Afghanistan dove erano appoggiati dai Talebani, fazione che controllava gran parte del Paese.
Il conflitto si tramutò per l’Iraq sia in una guerra di liberazione dalle truppe straniere, considerate invasori da alcuni gruppi armati, sia in una guerra civile fra varie fazioni, quest’ultima, sotto alcuni profili, tuttora in corso.

La Prima Guerra nel Golfo (1990-1991) fu un conflitto che oppose l’Iraq ad una coalizione composta da 35 stati formatasi sotto l’egida dell’ONU e guidata dagli Stati Uniti, in conseguenza del fatto che il ra‘īs (presidente) iracheno Saddam Hussein aveva invaso il piccolo Emirato del Kuwait, una regione con grandissime riserve di petrolio. Per il comune passato ottomano e un’identità etnica condivisa, egli rivendicava l’appartenenza del Kuwait alla comunità nazionale irachena, malgrado anche l’Iraq avesse riconosciuto l’indipendenza del piccolo Emirato del Golfo Persico quando entrò a far parte della Lega araba.
Nonostante le immediate sanzioni e l’ultimatum imposto dall’ONU che ordinava il ritiro delle truppe irachene, queste mantennero l’occupazione e le forze armate della coalizione intervennero con l’Operation Desert Storm. Tale decisione fu presa anche a salvaguardia dell’Arabia Saudita dalla potenziale minaccia irachena a causa di diversi attriti già esistenti.
Questa guerra fu anche un evento mediatico che segna uno spartiacque nella storia dei media. Fu infatti definita La prima guerra del villaggio globale.

La guerra Iran-Iraq (1980-1988) fu un’altra guerra del Golfo antecedente alle altre due, dovuta a una contesa egemonia nella regione del Golfo Persico e a una lunga storia di attriti e dispute sui confini. Con il discioglimento dell’Impero ottomano al termine della Prima guerra mondiale nel 1918, la regione entrò sotto il controllo britannico, che ereditò, oltre ai territori anche tutte le tensioni tra Turchia e Persia.
Al popolo curdo,  uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale, fu promesso un proprio Stato, ma non fu consentito di istituirlo. i Curdi costituiscano uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale. Per oltre un secolo molti Curdi hanno cercato di ottenere la creazione di un “Kurdistan” indipendente o perlomeno autonomo, con mezzi sia politici sia militari. Tuttavia i governi degli stati che ospitano un numero significativo di Curdi si sono sempre opposti attivamente all’idea di uno Stato curdo.

L’Iraq, cessata la tutela britannica alla fine della seconda guerra mondiale, dalla monarchia passò a Repubblica e dopo un susseguirsi di colpi di stato, nel 1968 raggiunse il potere il partito Ba’th, di ispirazione socialista e panaraba, favorevole a un avvicinamento in politica estera all’Unione Sovietica. Il governo iracheno puntò alla modernizzazione e alla secolarizzazione (emancipazione dal controllo religioso) del paese, grazie ai proventi ricavati dalla vendita del petrolio nazionalizzato, facendo affidamento più sugli arabi sunniti, soprattutto con Saddam Hussein che nel 1979 ne diviene il Presidente.

IL PANARABISMO

È sia un movimento politico sia un’ideologia elaborata tra il 1870-1880 nella zona allora occupata dall’Impero ottomano ed abitata da arabi ed arabofoni, che si pose come obiettivo quello di riscoprire una nuova identità, diversa dalla semplice caratterizzazione religiosa.
Nel corso della storia il panarabismo ha avuto molteplici aspetti: si trasformò in una “bandiera” dell’irredentismo dopo la Prima Guerra mondiale, contro il colonialismo francese e britannico; dopo il secondo conflitto mondiale, fu la base ideale su cui si fondò nel 1945 la Lega araba al Cairo e nel 1958 la Repubblica Araba Unita.

LA LEGA ARABA

Arabi Lega_arabaLa Lega Araba è un’organizzazione internazionale politica di stati del Nord-Africa, del Corno d’Africa e del Medio Oriente (clicca sull’immagine per ingrandire).
Nasce il 22 marzo 1945 con lo scopo di creare delle relazioni più strette fra i paesi aderenti, coordinando le attività politiche secondo principi di collaborazione, salvaguardando le rispettive sovranità e indipendenza, considerando in un’ottica generale gli affari e gli interessi dei paesi arabi. I primi 6 membri furono: Siria, Egitto, Iraq, Transgiordania (divenuta Giordania dopo il 1946), Libano, Arabia Saudita e in un secondo tempo lo Yemen. È tuttora attiva.

Il Panarabismo trovò particolare espressione nel partito Ba’th, che significa “rinascita, resurrezione”, fondato nel 1945 da un gruppo di intellettuali siriani, tra cui il professore di storia nato a Damasco e di religione cristiana Michel Aflaq. Il motto del partito era “Unità, libertà, socialismo”, la sintesi di un ambizioso progetto di liberazione dei paesi arabi e dell’uomo che si rifaceva alla Rivoluzione francese e alle teorie marxiste.
La Siria era un paese con un’identità nazionale debole, suddivisa in gruppi religiosi e etnici molto netti, accomunato solo dall’odio verso Israele; condivideva un sentimento panarabo così forte da convincere il governo siriano, preoccupato anche per la crescita del partito comunista, ad accettare nel 1958 di unire la Siria all’Egitto in un unico stato di tipo federale, guidato dal presidente Nasser. Nacque così la Repubblica Araba Unita che si proponeva di coinvolgere anche altri Stati arabi, ma nel 1961 la Siria se ne distaccò a causa delle divergenze con l’Egitto sulla linea politica che l’unione doveva adottare, ponendo fine all’unione stessa.

Il panarabismo è stato considerato a lungo un’ideologia utopistica in rapporto alle diverse e divergenti interpretazioni della fede islamica, ed essendo la politica diretta conseguenza di questa, le differenze religiose si sono trasformate col tempo in divergenze politiche. Queste a loro volta hanno dato luogo a guerre sanguinarie come il conflitto Iran-Iraq o le lotte per la conquista del potere in Arabia Saudita, nazione che contiene le principali risorse petrolifere del pianeta.

Ruhollah KhomeiniL’Iran, dopo la prima guerra mondiale divenne Protettorato britannico, fu quindi governato dallo scià che introdusse importanti riforme economiche e sociali a carattere laico. Durante la Seconda Guerra mondiale, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, il corridoio persiano funge da via di rifornimento di materiale bellico all’Unione Sovietica. Gli americani andranno gradualmente a sostituirsi  agli inglesi nel sostegno alla ricostruzione e gestione del Paese.
Negli anni 50 fu possibile  un esperimento democratico con Mohammed Mossadegh, ma la nazionalizzazione dell’industria iraniana degli idrocarburi, che a quel tempo era sotto il controllo britannico, provocò una crisi che si concluse con un colpo di stato, a cui parteciparono anche i servizi segreti statunitensi e britannici, in seguito al quale venne restaurato il regime monarchico dello scià Reza Pahlavi, grande alleato degli Stati Uniti in Medioriente. Il consorzio delle sette compagnie petrolifere straniere (le cosidette Sette Sorelle) riuscirono a stabilire un’intesa nel 1954, mantenendo un controllo sui prezzi e sul commercio del petrolio. Nonostante la veloce modernizzazione del paese e le riforme culturali, sociali ed economiche attuate negli anni 60-70 iI dissenso popolare verso il regime dello scià aumentava. L’ayatollah Ruhollah Khomeini, che si trovava in esilio a Parigi, riuscì a far conoscere in Iran il suo pensiero registrando le prediche, considerate particolarmente eversive, in audiocassette che vennero diffuse nel paese. Il movimento rivoluzionario restituì la Repubblica Islamica all’Iran nel 1979, lo scià aveva già lasciato il paese quando l’Ayatollah Khomeyni rientrò in Iran e ne divenne il capo spirituale e politico. Il suo, fu un governo di stampo religioso islamico sciita, con approccio fondamentalista.

Gli Stati uniti una volta perso il loro  principale alleato in Medioriente,  vide un deteriorarsi dei rapporti con l’Iran, in particolare con la cosiddetta “crisi degli ostaggi“: alcune centinaia di studenti iraniani islamici occuparono l’Ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, come reazione all’asilo che il governo americano aveva concesso nel frattempo allo scià per essere curato da un grave linfoma. Furono tenuti sotto sequestro 52 ostaggi per 444 giorni, liberati dopo lunghi e complicati negoziati. L’evento fu considerato anche uno dei motivi della sconfitta elettorale del presidente Jimmy Carter.

argo-posterIl fatto è raccontato nel film Argo diretto e interpretato da Ben Affleck nel 2012 basandosi sul libro autobiografico “The Master of Disguise” scritto dall’ex membro della CIA Tony Mendez.
Essendo esperto di operazioni sotto copertura, Mendez venne incaricato dal governo statunitense ad elaborare un piano per liberare sei funzionari americani riusciti a fuggire durante l’occupazione, trovando rifugio presso la residenza dell’Ambasciatore del Canada Ken Taylor. Egli mette in atto l’operazione segreta “Canadian Caper” in collaborazione con le autorità canadesi. L’idea gli viene ispirata dal figlio mentre sta guardando il film Anno 2670 – Ultimo atto, Mendez si appresta sotto mentite spoglie a girare in Iran Argo, una finta produzione cinematografica di fantascienza palesemente ispirato a Guerre stellari. Si vedrà come un pugno di uomini determinati renderà possibile l’impossibile.

argo_il_film

Argo è il cane di Odisseo, un personaggio della Mitologia greca (Ulisse per la Mitologia romana), uno degli eroi achei descritti e narrati da Omero nell’Iliade e nell’Odissea.
Originario di Itaca, detta la Terra del sole, Ulisse sposo di Penelope e padre di Telemaco, partì per la guerra contro Troia, scatenatasi in seguito al rapimento di Elena da parte del principe troiano Paride, secondogenito di Priamo. Al comando di Agamennone, re di Micene, intenzionato a vendicare l’onta subita dal fratello Menelao, l’esercito assediò Troia per dieci lunghi anni.
Come descritto nell’Eneide di Virgilio, alla fine la città cadde grazie allo stratagemma del cavallo di legno ideato proprio da Ulisse, dentro al quale si nascosero i più valorosi guerrieri. Fingendo la resa fu lasciato sulla spiaggia, i troiani interpretandolo come un dono di pace, trascinarono il cavallo all’interno delle mura. Durante la notte mentre tutti dormivano, i greci uscirono dal cavallo ed aprirono le porte della città ai propri compagni, che si erano nascosti con le loro navi. Colti di sorpresa i troiani furono facilmente sopraffatti e alla fine Troia fu data alle fiamme. Ulisse è simbolo dell’ingegno, del coraggio, della curiosità e dell’abilità manuale.

Elena era ritenuta la donna più bella del mondo, di una bellezza fatale, contesa fra molti pretendenti ella scelse Menelao, re di Sparta come sposo, ma in seguito cedette al corteggiamento di Paride,  complice Afrodite che aveva promesso a costui l’amore della donna mortale più bella. Elena fugge con Paride, abbandonando Menelao e la  piccola figlia Ermione. In questa vicenda vengono messe in risalto la debolezza umana di fronte al desiderio, alla seduzione, alla bellezza che abbaglia, che può essere un dono o una maledizione, la gloria o la vergogna per aver causato tale sventura ai due popoli, ma di fronte alla quale si può perdonare tutto.
Elena è una figura della mitologia greca, figlia di Leda  e di Zeus è stata assunta nell’immaginario europeo a icona dell’eterno femminino. La leggenda narra che Zeus innamoratosi di una donna di nome Leda, si trasformò in un cigno e si accoppiò con lei sulle rive del fiume Eurota.Tindaro, dominatore e re di Sparta, marito di Leda, giacque con lei nel corso della stessa notte. La donna generò due uova: da un uovo sarebbero usciti i Dioscuri, Castore e Polluce, mentre dall’altro Elena e Clitennestra. I gemelli Castore e Polluce salvarono Elena quando ancora giovinetta fu rapita da Teseo. Elena sposò Menelao, la sorella Clitennestra sposò invece Agamennone, fratello di Menelao.

caucasus_region_1994Castore e Polluce furono due degli Argonauti, una cinquantina di eroi che guidati da Giasone, compirono un avventuroso viaggio a bordo della nave Argo, fino alle ostili terre della Colchide (l’odierna Georgia, regione del Caucaso, zona che si trova a cavallo tra l’Asia e l’Europa) dove con l’aiuto di Medea e delle sue arti magiche, andranno alla ricerca del Vello d’oro, la pelle di un ariete dorato capace di guarire le ferite, custodito da un feroce e terribile drago (clicca sull’immagine per ingrandire).

Ai tempi del mito il ruolo della donna era relegato all’idea di bellezza e di furbizia, quasi loro assoluta prerogativa erano le arti magiche, considerate frutto della loro profonda devozione e amore verso gli dei. In nessun caso si permetteva alle donne di combattere.
Solo le Amazzoni si discostano dal modello culturale patriarcale della società greca, citate in diverse opere tra cui anche l’Iliade, si narra fossero originarie dei monti del Caucaso migrate successivamente in Anatolia, denominata dai Romani e dai Greci Asia Minore, si tratta di una grande penisola compresa nell’odierna Turchia, bagnata da tre mari: Mar Mediterraneo, Mar Egeo e Mar Nero.

Le Amazzoni nella mitologia greca sono un popolo di donne guerriere che vivono separate dagli uomini, dedite alla caccia e alla guerra. Solo a primavera era uso si accoppiassero con i maschi di un popolo confinante per assicurare la sopravvivenza della propria specie. La sorte dei nascituri dipendeva dal sesso: solo le femmine rimanevano con le madri,  allevate ed educate secondo i loro costumi e istruite, in particolare, alle tecniche di caccia e di guerra. Tra le regine più conosciute si ricordano Mirina, Ippolita e Pentesilea.

L’Anatolia, grazie alla sua posizione di comunicazione fra Asia ed Europa, è stata la culla di numerose popolazioni e civiltà, fra cui gli Ittiti, i Frigi, i Traci, i Lidii, gli Armeni e gli Elleni (Greci).
La stessa Troia (o Ilio), città mitica citata nei testi classici greci, è un antico sito storico che si trova in Asia Minore, posto all’entrata dell’Ellesponto (Stretto dei Dardanelli), nell’odierna Turchia, posizione strategica per l’accesso al Mar Nero, è stato proclamato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 1998. Della guerra di Troia si canta in molti poemi epici greci, romani e anche medioevali, l’Eneide stessa di Virgilio inizia descrivendo l’incendio finale della città.

In alcune storie mitiche si racconta che alcuni troiani riusciti a porsi in salvo, navigarono verso il Mediterraneo occidentale stabilendosi in Sicilia; secondo la leggenda romana narrata da Virgilio e dallo storico Tito Livio, un gruppo guidato da Enea e un altro da Antenore, un vecchio eminente e saggio troiano che tentò di scongiurare la guerra, sopravvissero e navigarono prima fino a Cartagine (oggi città tunisina, fondata nell’814 a.C. da coloni fenici) e poi in direzione della penisola italiana. Enea raggiunse il Lazio dove è considerato il diretto antenato dei fondatori di Roma; il gruppo di Antenore proseguì invece lungo la costa settentrionale del Mar Adriatico ove gli viene anche attribuita la fondazione della città di Padova ed è considerato il capostipite dei Veneti.
Si narra che Cibele, antica divinità anatolica venerata come Grande Madre Idea, dal monte Ida presso Troia, dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici, trasformò le navi troiane in Naiadi.

Le Naiadi sono le ninfe che presiedevano a tutte le acque dolci della terra e possedevano facoltà guaritrici e profetiche, alimentando le leggende locali. I malati bevevano l’acqua delle loro fonti o in rari casi vi s’immergevano, atto considerato sacrilego, tale da incorrere nella collera e nella vendetta delle dee, che si manifestavano sotto forma di malattie particolari.

Ulisse vuol far ritorno a Itaca ma Poseidone, dio del mare e dei terremoti e maremoti, è adirato con lui e gli scatena contro venti furiosi, tra naufragi e pericolosi approdi in altre terre affronta difficili prove. Finchè un giorno, con l’aiuto della dea Atena giunge finalmente a Itaca dove il cane Argo, ormai vecchio, dopo averlo lungamente atteso per 20 anni, riconosce subito il padrone travestito da mendicante e infine muore. Argo è il simbolo della fedeltà del cane al suo padrone.

Ulisse riconciliatosi con il figlio Telemaco, sotto mentite spoglie affronta i Proci,  giovani nobili di Itaca e dei territori vicini che durante la sua assenza aspiravano al suo trono, contendendosi la mano di Penelope. In una gara di tiro con l’arco organizzata da Penelope per scegliere definitivamente il futuro sposo, solo Ulisse riesce a tendere l’arco e centrare il bersaglio; col medesimo arco farà strage dei Proci, tornando a regnare su Itaca con Penelope.

Penelope crebbe da sola il piccolo Telemaco aspettando il ritorno di Ulisse. Alla pretesa dei Proci di avere la sua mano ella rispose adottando uno stratagemma: disse che avrebbe fatto la sua scelta quando avrebbe finito di tessere il sudario per Laerte, padre di Ulisse. Ma mentre di giorno tesseva, la notte lo disfaceva, rimandando così il momento della scelta.
Ella è la sintesi di bellezza, regalità, pudore, fedeltà e astuzia, una donna tenace, capace di aspettare e attendere l’uomo che ama. Ella è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile.

Dallo sceneggiato televisivo RAI: Odissea di Franco Rossi, 1968

Saddam HusseinSaddam Hussein, una volta alla guida dell’Iraq fece riemergere la disputa sui confini volendo annettere i territori ricchi di petrolio, facendo riferimento al vecchio confine ottomano rimasto in vigore fino al 1920. Inoltre, l’Iran governato dal clero sciita poteva rappresentare un richiamo, destabilizzando il delicato equilibrio tra la minoranza sunnita, di cui faceva parte lo stesso Saddam Hussein, e la maggioranza sciita irachena.

Temendo a sua volta di essere invasi dall’Iran, nel 1980 l’Iraq per primo attaccò a sorpresa l’Iran, senza una formale dichiarazione di guerra. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite richiamò all’ordine più volte entrambi i governi, inutilmente. Il conflitto durò ben otto anni e costò un prezzo altissimo in termini di vite umane anche di civili.
Se da una parte l’esercito iraniano, sotto il comando del clero sciita, era più numeroso e potente, dall’altro gli iracheni ricevevano aiuti – sempre più consistenti mano a mano che la guerra procedeva – da molti paesi arabi, europei e dai due blocchi delle superpotenze, USA e URSS. L’Iraq fece uso di armi chimiche: gas nervini e gas vescicanti (in grado di produrre ustioni chimiche al contatto con la pelle), impiegate anche contro la minoranza Curda.
L’Iran che ricevette pochi aiuti internazionali, in alcuni casi per via indiretta, arruolò decine di migliaia di bambini-soldato, i quali troppo piccoli e deboli per combattere, venivano impiegati, secondo i racconti dei giornalisti, per ripulire i campi minati.
Fu una lunga guerra sanguinosa e inutile, senza vincitori, che terminò con la risoluzione 598 dell’ONU. Con la pace l’Iraq ottenne alcuni piccolissimi incrementi territoriali nel sud dell’Iran, a cui rinunciò per assicurarsi la neutralità dell’Iran in previsione dell’invasione del Kuwait, che tre anni dopo avrebbe portato alla Prima guerra del Golfo.

In Iran dopo la morte di Khomeini, nel 1989 alla guida dell’Iran è l’ayatollah Ali Khamenei che nel giro di pochi mesi introdusse nuove disposizioni, quali la repressione delle minoranze religiose ed etniche che aspirano all’autonomia, furono attaccate le sedi delle organizzazioni di sinistra, fu limitata la libertà di espressione e la musica fu messa fuori legge. Molti di questi divieti sono in vigore ancora oggi.


IL FILM  – Pag.1 2 3